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Migranti, il 3 ottobre giusto ricordare ma non basta celebrare

Oggi è la giornata della memoria dei migranti vittime del mare, ma non del diritto di migrare sicuri.
Meno di 24 ore fa si è consumato lungo le coste libiche, a poche miglia delle nostre, un ennesimo naufragio con decine di dispersi , nell’indifferenza di molti di quelli che oggi celebrano questa giornata.
Otto anni a perdere la vita a Lampedusa furono in 388.
Da allora la conta dei morti non si è mai fermata perché il cinismo dell’Europa costringe, ogni giorno, migliaia di persone ad affidarsi a trafficanti senza scrupoli e a rischiare la vita viaggiando in condizioni disumane e senza alcuna basilare misura di sicurezza.
Sono pronti a morire perché non hanno altra scelta.
Di questo dobbiamo essere tutti consapevoli.
E farci i conti.
Il 3 ottobre è una data per non dimenticare ma anche e soprattutto per ricordare le responsabilità di tragedie come quella dei 368 eritrei morti nel naufragio al largo di Lampedusa.
Quella distesa di corpi, tra cui decine di bambini, che Giusi Nicolini, all’epoca sindaco dell’isola, definì “un tappeto di carne umana”, rimane una macchia nera sull’umanità.

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