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Etiopia, Nobel Per La Pace 2019 Al Premier Abiy. Un Premio Per Tutta L’Africa

Etiopia, Nobel per la pace 2019 al premier Abiy. Un premio per tutta l’Africa

“La pace non deriva dalle azioni di una sola parte. Quando il primo ministro Abiy ha allungato la mano, il presidente dell’Eritrea Isaias Afwerki l’ha afferrata e ha contribuito a formalizzare l’accordo di pace tra i due paesi”.
Con queste parole il Comitato norvegese dei Nobel ha annunciato l’assegnazione del premio per la Pace 2019 al premier etiope Ahmed Ali Aby con la speranza che l’intesa siglata il 16 settembre a Jedda contribuirà a determinare cambiamenti positivi per l’intera popolazione dell’Etiopia e dell’Eritrea.
Formazione occidentale, 43 anni, primo ministro dal marzo 2018, Abiy è stato anche il grande negoziatore dell’intesa in Sudan tra militari e civili che ha portato alla formazione di un governo di transizione, ristabilendo la pace nel Paese.
In quell’occasione chi scrive ha avuto modo di incontrarlo e di carpirgli alcune dichiarazioni a margine della cerimonia per la firma della dichiarazione costituzionale concordata tra le parti per l’avvio del processo democratico sudanese.
Nonostante il coraggio e la determinazione del premier etiope, ci saranno voci che riterranno il premio di quest’anno prematuro.
Non la nostra: Focus on Africa sostiene la scelta di premiare gli sforzi di Abiy, che meritano incoraggiamento.
Quello di oggi non è un riconoscimento solo per l’accordo di pace tra Etiopia e Eritrea.
Certo, tanto ancora resta da fare, molte le  sfide che rimangono irrisolte nel Paese, come ricorda lo stesso comitato nella dichiarazione ufficiale evidenziando come il conflitto etnico continui a intensificarsi.
Ma da quando si è insediato dopo la caduta di un governo oppressivo, Abiy ha avviato un’azione di democratizzazione progressiva che tre tentativi di attentato e uno sventato golpe hanno provato a fermare. Senza riuscirci.
Ad annunciare il tentativo di colpo di stato in diretta tv fu proprio il primo ministro, scampato pochi mesi prima all’esplosione di una granata.
Voce ferma, sguardo risoluto, il premier aveva raccontato l’accaduto attraverso la tv di Stato rassicurando la nazione e affermando che la maggior parte dei golpisti era stata catturata e che la situazione era sotto controllo.
Con oltre 102 milioni di abitanti, il 70% sotto i 25 anni, l’Etiopia guarda al futuro con prospettive inimmaginabili fino a tre anni fa.
Una serie di riforme e provvedimenti scomodi, poco graditi al vecchio establishment etiope, hanno mostrato la risolutezza di Ably Ahmed che si proietta come leader coraggioso e innovativo del continente africano di oggi. In pochi mesi, oltre a raggiungere l’accordo di pace storico con l’Eritrea, ha posto fine allo stato di emergenza, decretando la scarcerazione di migliaia di detenuti politici, e garantito libertà di informazione.
Questo premio, come ha dichiarato lui stesso commentando l’assegnazione del Nobel, è per tutta l’Africa che crede in un futuro democratico e di pace.

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