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A Chi Interessa L’ennesimo Naufragio?

A chi interessa l’ennesimo naufragio?

So che non interessa a nessuno. Ma vorrei lo stesso esternare la mia tristezza stasera per l’ennesimo naufragio nel Canale di Sicilia. Si parla di più 100 dispersi (capite morti affogati). E’ un dolore che si rinnova e che deve rinnovarsi ogni volta che ciò accade. Perché siamo parlando di esseri umani il cui unico “torto” è di essere nato nella parte sbagliata del mediterraneo. Il mio dolore e la mia sofferenza sono pre-politici (lo dico a titolo preventivo a coloro che la vorranno buttare in politica). Il mio dolore e la mia sofferenza sono un sentimento umano, di un essere umano che prova compassione (Cum patein, ossia sintonizzarsi sull’altro e soffrire e, in questo caso, morire insieme a lui) E proverò questo dolore e questa sofferenza ogni volta che succederà una tragedia cercando di evitare la malattia del nostro secolo cinico che è l’assuefazione per cui ci si abitua a tutto, e nulla ci sconvolge più di tanto. Che il mare mediterraneo, mare delle culture e del dialogo sia diventato un gigantesco cimiterio a cielo aperto non mi lascerà mai e poi mai indifferente. Piango e piango insieme a voi questi morti e tutti i morti nel tentativo di salvaguardare il primo di tutti i diritti, il diritto alla vita garantito anche agli animali e alle piante perché siamo una vita circolare racchiusa in un universo unico. Siamo e partecipiamo della stessa vita e, quando per via delle nostre leggi e della nostra indifferenza la vita non ha più valore, c’è qualcosa in noi che muore e muore nel profondo. Facciamo in modo che il mare blu del mediterraneo non diventi mare rosso sangue perché abbiamo taciuto o girato la testa altrove per comodità, pavidità o semplicemente per pigrizia culturale e politica. Con questi morti il solco si è allargato tra le due sponde del mediterraneo e smettiamo di parlare di Africa se non parliamo di questo ponte macabro di cadaveri che dobbiamo ormai attraversare per parlare di Africa. Smettiamo la retorica e prendiamo atto che un muro oramai ci separa dal continente africano che, spero, saprà piangere i suoi morti nell’unico modo possibile ossia creare le condizioni per il diritto a restare di questi ragazzi, senza più contare sugli aiuti dell’Europa cieca e sorda. Onorare i morti guardando la terra africana da valorizzare e smettere di guardare il cielo degli aiuti. Passare dalla necrofilia del mediterraneo alla biopolitica africana che chiede una politica, un ‘economia afrocentriche che non chiedono niente a nessuno e chiede tutto a se stesso. Che il sacrificio di questi ragazzi (dal latino rendere sacro) sia macabro concime per la vita si coloro che penseranno all’Europa solo come una delle mete possibili per una vacanza turistica e non come ad un paradiso illusorio e disumano.

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